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La capitale
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Menasse, Robert

La capitale

Palermo : Sellerio, 2018

Abstract: Il cielo è grigio su Bruxelles, si avvicina l'anniversario dei cinquantanni dalla fondazione della Commissione europea e allo scopo di rilanciarne gli ideali alcuni funzionari della Direzione cultura avviano un curioso tentativo, un grande giubileo incentrato su Auschwitz mobilitando gli ultimi sopravvissuti ai campi di concentramento come testimoni dei proponimenti che sono all'origine della UE, nata dalle ceneri delle atrocità naziste. L'idea scatena l'anima rissosa ed egoista dei paesi membri e insieme esalta gli interessi personali dei burocrati. Nel frattempo le strade della città sono affollate di allevatori che protestano con i forconi in mano, di mandrie di turisti con i selfie stick, e 22.000 funzionari, uomini e donne, solitari avamposti delle loro società e tradizioni, si adoperano senza sosta per favorire il dialogo tra le culture e gli interessi del loro paese di origine, e la notte restano seduti sul bordo del letto a bere un ultimo bicchiere di vino. Tutto alimenta un ingranaggio di bizantina complessità, crocevia del potere e dell'economia internazionale, babele di lingue diverse, mentalità incompatibili e interessi particolari: un caos sempre sul punto di esplodere. Robert Menasse, dopo un lungo soggiorno di ricerca e due saggi sull'argomento, racconta una città e un luogo simbolico della storia e della cronaca contemporanea, il cuore politico e amministrativo dell'Europa unita, la capitale scelta perché il Belgio era il primo paese in ordine alfabetico tra le sei nazioni fondatrici e da allora in attesa, come Godot, di una rotazione che non avverrà mai. Il suo è un romanzo di sfrenata ingegnosità, un labirinto di invenzioni e umorismo, un castello gotico di sentimenti e potere, passioni e paure. Tra un maiale che corre libero per le strade e un omicidio che sembra passare inosservato prende forma un panorama di grandi emozioni e grigia amministrazione, costellato di eroi tragici, di ambiziosi perdenti, di scaltri manipolatori. Ne scaturisce un ritratto letterario sarcastico e provocatorio, capace di miscelare generi diversi, di tratteggiare l'assurdo, di irridere il male. E soprattutto di raccontare l'Europa.

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Leopoldo Roman
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Ha ragione chi ha scritto che sembra manchino delle pagine. Decine di storie avviate e che si intrecciano, fra cui anche una specie di giallo con morto e nessuna che abbia una conclusione logica. Se Menasse con questo romanzo, in cui idealmente auspica Auschwitz nuova capitale dell’Europa, in nome della rinascita da quelle ceneri e contro i nazionalismi che quelle ceneri hanno provocato, ha voluto dare un proprio contributo critico al miglioramento della casa comune, diciamo che non ci è riuscito. Emerge infatti un’Europa di burocrati arrivisti tutti interessati a scalare la gerarchia del potere e per questa anche disposti a cavalcare l’onda nazionalista degli Stati notoriamente più egoisti. Sembra che anche le competenze tecniche e culturali siano un aspetto assolutamente secondario. Insomma più che una realistica rappresentazione dell’Europa di Bruxelles, una parodia dell’Unione. Cosa c’entra il maiale che scorrazzando per Bruxelles irrompe fin dall’inizio quasi da protagonista nel romanzo? Per capirlo dovete arrivare a pagina 445, cioè l’ultima.

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