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Riccardino
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Camilleri, Andrea <1925-2019>

Riccardino

Palermo : Sellerio, 2020

Abstract: L'ultima avventura del commissario Montalbano. Anno 2005: Camilleri ha appena pubblicato La luna di carta. Sta lavorando alla successiva avventura della serie, ma in estate consegna a Elvira Sellerio un altro romanzo con protagonista il commissario Montalbano. Si intitola Riccardino. L'accordo è che verrà pubblicato poi, un domani indefinito, si sa solo che sarà l'ultimo romanzo della saga Montalbano. Anno 2016. Sono passati 11 anni durante i quali sono usciti 15 libri di Montalbano. Andrea Camilleri sente l'urgenza di riprendere quel romanzo, che è venuta l'ora di «sistemarlo». Nulla cambia nella trama ma solo nella lingua che nel frattempo si è evoluta. Né muta il titolo che allora considerava provvisorio ma al quale ormai si è affezionato e che nel 2016 decide essere definitivo. Un titolo così diverso da quelli essenziali ed evocativi e pieni di significato ai quali siamo abituati, in cui risuonano echi letterari: La forma dell'acqua, Il giro di boa, Il ladro di merendine, L'altro capo del filo. Ma Riccardino segna quasi una cesura, una fine, ed è giusto marcare la differenza sin dal titolo. Ma come è nata l'idea, e soprattutto perché? Racconta Andrea Camilleri in una vecchia intervista che a un certo punto si era posto il problema della «serialità» dei suoi romanzi, dilemma comune a molti scrittori di noir, che aveva risolto decidendo di fare invecchiare il suo commissario insieme al calendario, con tutti i mutamenti che ciò avrebbe comportato, del personaggio e dei tempi che man mano avrebbe vissuto. Ma poi, aggiunge, «mi sono pure posto un problema scaramantico». I suoi due amici scrittori di gialli, Izzo e Manuel Vázquez Montálban, che volevano liberarsi dei loro personaggi, alla fine erano morti prima di loro. Allora «mi sono fatto venire un'altra idea trovando in un certo senso la soluzione». Ecco: la soluzione la scopriranno i suoi tantissimi affezionati lettori di questo Riccardino che pubblichiamo ricordando Andrea Camilleri con gratitudine grandissima.

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Leopoldo Roman
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Morto il carismatico autore doveva finire anche la storia del commissario Montalbano. E Camilleri, sornione e geniale ci aveva pensato per tempo, consegnandola ai posteri dodici anni prima della morte, tramite l’amica del cuore Elvira Sellerio, sua storica editrice. Come sempre è una vicenda ingarbugliata e sorprendente scritta con abbondante uso del dialetto vigatese, da lui di “persona personalmente” inventato, con l’originalità di aver inserito nel racconto la contrapposizione non scontata, fra il Montalbano reale e quello televisivo, intervallata anche da interventi in diretta dell’autore stesso a voler suggerire al commissario Salvo, indisponendolo come soltanto Camilleri avrebbe saputo fare, la soluzione del caso dell’uccisione del Riccardino, il direttore della banca locale, sciupafemmine instancabile e super dotato. Storia di corna, di mafia, di malavita o di tutte e tre insieme? Non ha importanza. Il bello di questo romanzo finale sta nella ricchezza di fantasia e di battute, nonché nella genialità di aver trovato una soluzione finale per il commissario più famoso d’Italia, che ad un certo punto pare essersi finalmente rotto i cabasisi di tutta questa finzione

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