Leopoldo Roman

Biografia

Riporto due citazioni di Roberto Saviano e Martin Luther King che condivido al cento per cento:
"Due sono le grandi sventure per chi vuol vivere in Italia: il talento e l'onestà. In mancanza di questi la vita è dolce in questo paese!"
"Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste".

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Ragazzo italiano - Gian Arturo Ferrari

Devo dire la verità: su quest’opera prima di uno che è stato per tanti anni direttore della Libri Mondadori e che ha deciso di esordire nel mondo letterario alla rispettabile età di 76 anni, per giunta finalista del premio Strega, avevo una aspettativa maggiore. La storia del suo Ninni-Piero, pur se ben congegnata, mi è sembrata un compitino in classe svolto bene, perché scritto con eleganza e sobrietà, ma non mi ha mai preso. E’ stata un bel ripasso di com’era la vita italiana nel primo dopoguerra nella “comunista” Emilia e nella laboriosa periferia milanese, prima che crescessero “gli alberi a trenta piani”. Interessante anche il conflitto generazionale in famiglia e la descrizione dei dolori d’amore del giovane ragazzo italiano alla ricerca soprattutto della propria identità ed indipendenza. Molto interessante la descrizione dell’ambiente scolastico in cui cresce il ragazzo che, pur con difficoltà di inserimento per un problema di balbuzie, riesce, grazie al suo talento, ad emergere e diventare perfino un punto di riferimento. Ieri come oggi vediamo che c’erano professori bravi e competenti unitamente agli immanchevoli cialtroni.

Riccardino - Andrea Camilleri

Morto il carismatico autore doveva finire anche la storia del commissario Montalbano. E Camilleri, sornione e geniale ci aveva pensato per tempo, consegnandola ai posteri dodici anni prima della morte, tramite l’amica del cuore Elvira Sellerio, sua storica editrice. Come sempre è una vicenda ingarbugliata e sorprendente scritta con abbondante uso del dialetto vigatese, da lui di “persona personalmente” inventato, con l’originalità di aver inserito nel racconto la contrapposizione non scontata, fra il Montalbano reale e quello televisivo, intervallata anche da interventi in diretta dell’autore stesso a voler suggerire al commissario Salvo, indisponendolo come soltanto Camilleri avrebbe saputo fare, la soluzione del caso dell’uccisione del Riccardino, il direttore della banca locale, sciupafemmine instancabile e super dotato. Storia di corna, di mafia, di malavita o di tutte e tre insieme? Non ha importanza. Il bello di questo romanzo finale sta nella ricchezza di fantasia e di battute, nonché nella genialità di aver trovato una soluzione finale per il commissario più famoso d’Italia, che ad un certo punto pare essersi finalmente rotto i cabasisi di tutta questa finzione

La misura del tempo - Gianrico Carofiglio

Che Gianrico Carofiglio sappia scrivere bene è fuori discussione. Che questo romanzo sia anche un trattato di diritto processuale è altrettanto vero, visti i tanti (anche troppi a volte) tecnicismi introdotti nella scrittura. Essendo un ex magistrato l’autore ha saputo destreggiarsi alla grande ricreando con molta precisione e facendoci rivivere con partecipazione tutte le fasi ed i passaggi di un processo d’appello chiesto per cercare di scagionare dalla condanna per omicidio, il giovane figlio di una sua ex fiamma, Lorenza, una donna bella, inafferrabile e tenebrosa, misteriosamente scomparsa dalla sua vita tanti anni prima e poi improvvisamente ricomparsa per dare vita a questa storia, che è insieme una rilettura della vita dei protagonisti ai quali c’è poi da aggiungere lo scorrere del tempo. L’autore, intercalando l’attualità con il passato ed evidenziando il cambiamento del carattere, degli stati d’animo ed il mutato approccio alla vita di Guido e Lorenza, ci fa capire come le stagioni oltre che per la natura passino anche per l’uomo a volte lasciando dei buoni frutti, ma molte altre volte no.

Il colibrì - Sandro Veronesi

Se pensate che nella vita al peggio non ci sia mai fine, leggete Il colibrì e ne avrete un’ulteriore conferma. Romanzo complesso ed introspettivo. Dopo un centinaio di pagine di adattamento finalmente riesci anche ad entrare nella trama del racconto. Marco Carrera è un personaggio molto complicato. Come il colibrì si muove tanto, ma nella sostanza resta fermo. In realtà la vita attorno a lui scorre, eccome se scorre. Purtroppo negativamente viste le disgrazie che lo coinvolgono. Non far nulla per evitarle non è però un pregio del nostro scontento, tutt’altro! A volte le situazioni vanno affrontate prendendo delle iniziative, specialmente se riguardano il tuo ambito famigliare. Altrimenti succede che resti scottato o come nel caso del suo amore epistolare per Luisa, che si trasformi addirittura in una specie di bolla di sapone. Il romanzo non mi ha però convinto. Abbastanza scontata la fine del protagonista. Molto superficiale ed inverosimile la creazione di quell’uomo ideale del futuro impersonificato dalla nipotina perfetta su tutto. Infine troppi salti temporali ed inserimenti epistolari non danno fluidità alla narrazione.

L' Uomo Nero e la bicicletta blu - Eraldo Baldini

Una tenera e bella storia di ricordi d’infanzia ambientata in un immaginario paese della Romagna. Il protagonista è Gigi, allora dodicenne, nel frattempo cresciuto e divenuto un importante giornalista con una sua impegnativa e vivace vita privata, che rammenta di quando era bambino, figlio di un fallito commerciante di bestiame che viveva in una modesta casa di campagna nelle basse del fiume Po e che desiderava più di ogni altra cosa una bella bicicletta blu. Bambino triste ed introverso disposto a qualsiasi lavoro pur di raggranellare i soldini necessari ad acquistarla. Simpatici, strambi ed imprevedibili i personaggi che lo circondano. Dal nonno grande invalido di guerra, al cugino Luciano, ballista piantagrane di prima categoria. Dagli amici Sergio detto Puzzola e Paolino, leggermente ritardato, al brutto Gino Rospo ed alla vecchia Tugnina, narratrice di fiabe in cui spesso compariva l'uomo nero. Poi ad un certo punto entra di prepotenza nella vita di Gigi la bella e dolce Allegra, figlia del direttore della banca del paese, ma assolutamente semplice e deliziosamente carina nei suoi confronti. Purtroppo in un maledetto pomeriggio di ottobre del 1963, proprio nei giorni della tragedia del Vajont, la storia ha un crescendo inaspettato sia nel ritmo narrativo, che nell’evoluzione della vicenda perché di Allegra rimane solo la bicicletta abbandonata sulla riva del fiume ed improvvisamente Gigi scopre che la sua infanzia è finita.

Sorgo rosso - Mo Yan

Questa è la storia del bandito Yu Zhan’ao e della sua famiglia allargata, ambientata nella Cina nord orientale dagli anni venti agli anni settanta del secolo scorso. Comincia con il descrivere le scorrerie dei banditi protetti nelle loro incursioni dalle sterminate distese dei campi di sorgo rosso, è incentrata nella cruenta resistenza dei vari eserciti locali all’invasione giapponese e termina con la rivoluzione culturale degli anni settanta. Sono molto ben descritti gli usi ed i costumi della popolazione locale, che ha nella lavorazione del sorgo la principale ed a volte unica fonte di sostentamento. Una popolazione rude con usi e costumi ancora medioevali ed abituata alle lotte più cruente sia contro gli invasori, ma anche contro le varie bande locali spesso organizzatesi in eserciti di liberazione dal nemico. E’ la morte che fa sempre da sfondo ad ogni passaggio cruciale del romanzo. E’ la violenza che caratterizza ogni atto del protagonista. Una riedizione un po’ meno fantastica di “Cent’anni di solitudine”, dove anche la scelta di non dare continuità temporale alla storia, ma di intercalare fra loro vari episodi avvenuti in tempi diversi, anticipando l’evolversi dei fatti successivi, ha una sua originalità.

Eccomi - Jonathan Safran Foer

Eccomi, finalmente sono riuscito a finirlo. E’ stata un’impresa, la quarantena coronavirus mi ha aiutato, ma alla fine ce l’ho fatta. Che dire? Giudicarlo un libro dell’anno, sicuramente è stato eccessivo. Certo contiene delle pagine di alta letteratura e più di qualche volta esprime concetti anche molto profondi, ma è troppo prolisso e ripetitivo per poterlo consigliare. Dedicare oltre 600 pagine alla descrizione di un complesso rapporto di coppia, dove comunque non si riesce mai ad afferrare cosa vogliono i protagonisti, confusi nelle scelte da fare, sempre incerti se seguire i propri istinti o i dettami della religione che professano, quella ebraica, ma senza mai esserne completamente convinti, è decisamente troppo. Per non parlare dei ritratti dei tre loro figli, genietti in miniatura, sempre con le battute pronte, ovviamente destinati ad un futuro radioso. L’ho letto perché questa vicenda si inseriva in un ipotetico evento geopolitico in un’area sempre al centro dell’attenzione del mondo: la distruzione di Israele in seguito ad un forte terremoto e ad una successiva guerra scatenata dai paesi arabi, cui doveva seguire una chiamata in patria di tutti gli ebrei sparsi per il mondo. Chiamata, la cui risposta ha dato il titolo al libro. C’è stata da parte del protagonista? Arrivate anche voi alla fine e lo capirete.

E Johnny prese il fucile - Dalton Trumbo

In questi giorni di reclusione forzata per la pandemia del coronavirus, mi sono riletto, dopo molti anni, questo manifesto dell’antimilitarismo americano, che tante discussioni ha sollevato oltre oceano allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando venne addirittura ritirato, ma soprattutto in occasione di quelle in Corea e Vietnam. Gli sforzi sovrumani di Joe Bonham di comunicare con il resto del mondo, ridotto a moncherino deturpato ed inguardabile, da un isolato lettino di un ospedale militare, hanno dato vita a delle struggenti pagine di letteratura che non possono non lasciarti un ricordo indelebile. Di più, ti colpiscono come una fucilata. Joe in guerra ci era andato, poco convinto, ma consapevole di dover fare il proprio dovere di cittadino americano. Si era anche comportato bene. Forse era stato anche decorato. Purtroppo una bomba proprio alla fine della prima guerra mondiale lo ha straziato completamente. Numerosi interventi chirurgici, quasi sperimentali, gli hanno salvato la vita, ma di lui si son perse gambe e braccia e mezza faccia, tanto che era diventato cieco, sordo e muto. Inoltre aveva perso anche l’identità. Nessuno conosceva nemmeno il suo nome. Un milite vivo, ma ignoto. L’unico modo di comunicare con il mondo esterno, le vibrazioni che procuravano i movimenti delle infermiere che lo accudivano e che il suo corpo rilevava, e da parte sua i movimenti della testa. E così ha trascorso anni, non sa quanti, perché gli era venuta a mancare anche la nozione del tempo. Poi finalmente l’intuizione di una dolce infermiera che ha capito che i suoi movimenti di testa non erano altro che messaggi con l’alfabeto Morse. Ecco allora tutti attorno al suo letto per capire chi era. Ma lui voleva solo essere liberato da quella vita e i capi militari tutto quello che hanno saputo rispondergli era che la sua richiesta era contro i regolamenti. Con la forza della disperazione ha cominciato a battere incessantemente la testa: “Perché? Perché? Perché? Ed improvvisamente capì. Ebbe una visione di se come un nuovo tipo di Cristo che porta dentro di sé tutti i germi di un ordine nuovo delle cose. Era il nuovo messia dei campi di battaglia che diceva alla gente così come sono io sarete anche voi. Perché lui aveva visto il futuro l’aveva provato ed adesso lo stava vivendo.” Nel 1939, dieci giorni dopo la pubblicazione del libro, Hitler invase la Polonia. Nel dicembre del 1941 gli Usa entrarono in guerra ed il libro venne fatto sparire. Donald Trumbo era stato profetico.

Meraviglia - Francesco Vidotto

Mi sono mancate le montagne del Cadore, con la loro selvaggia atmosfera e la durezza del vivere, in questo riuscito romanzo d’amore adolescenziale di Francesco Vidotto. In compenso sono rimaste sempre nel cuore del suo protagonista Lorenzo, che alla fine della storia, ha voluto ritornarvi a vivere in pace con la sua anima, finalmente rasserenata e con una compagna, che è stata l’ultimo dono della sua amata Lavinia. Che dire di questa ragazza forte, bella, sfuggente, impegnativa che lo ha spesso salvato in un ambiente a lui ostile, che gli ha indicato la strada quando lui l’aveva smarrita, che lo ha amato quando meno se lo aspettava, che si è fatta ritrovare quando pensava di averla smarrita per sempre e per giunta con una sorpresa stupefacente. Una di quelle che Vidotto ormai ci ha abituato a trovare all’epilogo delle sue storie che, apparentemente semplici, non sono però mai banali. Anzi sono spesso impetuose e ricche di riflessioni esistenziali.

R: Oceano - Francesco Vidotto

Oceano doveva nascere prima di attraversare il mare per raggiungere le Americhe, ma i suoi genitori, poveri in canna, consapevoli che non ce l’avrebbe mai fatta a sopravvivere, hanno deciso di lasciarlo nella terraferma, dandolo in adozione ad una famiglia senza figli. Qui, ben accetto dal padre, ha trovato invece freddezza nella madre, specialmente dopo che la famiglia è stata allietata dalla nascita di una figlia naturale, di nome Italia. Oceano, gran lavoratore, remissivo di natura, ha sempre avuto un grande rispetto per la madre nonostante questo non fosse ricambiato e si è molto affezionato anche alla sorellastra alla quale ha promesso futura protezione, specialmente dopo l'inaspettato suicidio del padre. Un affetto che si è ulteriormente rinforzato fino a divenire amore, specialmente dopo che la madre si è accompagnata con un uomo alcolizzato, rude e violento, che non perdeva occasione per umiliarla e violentarla anche in presenza dei ragazzi. Ovviamente l’amore tra i fratellastri è stato visto come la violazione di un tabù nell’ambito di quella comunità retrograda e conservatrice, ma come in tutte le belle fiabe ci sono stati degli sviluppi positivi che Oceano, una volta invecchiato ed ormai prossimo alla demenza, ha voluto raccontare all’autore che con grande maestria li ha tradotti in questo piacevole romanzo, raccontato quasi in prima persona.

Siro - Francesco Vidotto

E’ bravo Francesco Vidotto a rintracciare tutte queste storie nei meandri dei suoi monti. Vere? Inventate? Che importanza ha, l’importante è che siano belle e che ti prendano. Come quella del pastore Siro, rintracciata in una soffitta abbandonata e ricostruita minuziosamente, contenente un passato difficile e a volte tragico, con un grande amore non corrisposto per i retaggi di un ambiente pieno di pregiudizi atavici. Una storia senza futuro per il protagonista, remissivo per natura fino alla fine della sua vita, per il bene di una persona a lui tanto cara, ma che gli resterà estranea per sempre perché quello è il destino che tocca agli ultimi. Perché Siro, il pastore con la passione della scrittura, pur vivendo nei meravigliosi ambienti della montagna bellunese, resterà per sempre un solitario, quasi eremita in una malga con le sue pecore, spesso consolato dai fumi di un fiasco di vino, come quello che aveva a fianco nella panchina, dalla quale ha visto per l’ultima volta il cielo azzurro delle sue montagne.

Un bellissimo novembre - Ercole Patti

Potremmo anche definirlo i dolori del giovane Nino alle prese con le prime esperienze d’amore con la zia Cettina, questo breve, ma intenso romanzo ambientato nell’autunno del 1925 fra Catania e la sua campagna circostante. Ercole Patti, ritornato d’attualità dopo che La Nave di Teseo ha di recente pubblicato la sua opera omnia, ha saputo con la sua scrittura penetrante, scorrevole, intensa ed altamente descrittiva, dar vita a dei personaggi ed a delle situazioni che ti lasciano un ricordo indelebile. Tutto inizia quasi banalmente in un affollato tinello della città siciliana dove un po’ per provocazione, un po’ per gioco la zia quasi trentenne e sposata, si struscia contro le ginocchia del nipote sedicenne risvegliandogli i sensi e creandogli aspettative d’amore, che pochi mesi dopo, durante le vacanze in campagna, fisicamente corrisponderà con la stessa audacia e leggerezza. Purtroppo il gioco con i sentimenti si fa duro ed il ragazzo diventa geloso, apprensivo, invadente ed aggressivo, anche perché la zia con le sue frequenti scappatelle gliene dà adito. E’ inevitabile il tragico epilogo e nel crescendo descrittivo di Patti te ne rendi conto già prima delle ultime pagine. Resterà comunque un segreto fra i due protagonisti perché nessuno degli altri personaggi aveva capito niente della loro storia. Questo libro ha liberamente ispirato un film di Mauro Bolognini, interpretato da Gina Lollobrigida, con musiche di Ennio Morricone.

La casa degli spiriti - Isabel Allende

Romanzo di ampio respiro fra i più importanti della seconda metà del secolo scorso e che giustamente ha portato la scrittrice cilena alla ribalta internazionale. Una saga familiare di alto spessore con un protagonista, Esteban Trueba, emblematico e contraddittorio nonché violento e sentimentale nello stesso tempo, ma sicuramente interessante ed indimenticabile. La storia della sua famiglia si intreccia per una cinquantina d’anni con quella dello stato cileno, terra martoriata e senza pace. Vicenda centrale è la vittoria democratica dei socialisti di Allende ed il quasi subitaneo ribaltamento ad opera dei generali di Pinochet, al quale Esteban, irriducibile anticomunista, ha contribuito in maniera determinante con il suo appoggio economico, nonostante la vicenda abbia poi causato la perdita di entrambi i suoi figli, che non la pensavano come lui. Ruolo importante nella narrazione hanno anche le donne, soprattutto la moglie Clara, la figlia Blanca e la nipote Alba che, compensano la loro emarginazione sociale e la carenza di affetti, con un frequente ricorso allo spiritismo ed al paranormale, che dà loro una certa notorietà nell’ambiente popolare cileno e nello stesso tempo stende intorno a loro una cortina protettiva e rispettosa perché di superstizione è pregna la società sudamericana.

Lungo petalo di mare - Isabel Allende

Era da un po’ di tempo che un romanzo di un contemporaneo non mi dava la soddisfazione nel leggerlo, che mi ha dato “Lungo petalo di mare” di Isabel Allende. A parte il fascino del titolo, che si riferisce ad una tanto sintetica quanto meravigliosa descrizione del Cile fatta dal sommo poeta Pablo Neruda, oserei dire che è un romanzo completo. Una bella storia, dai risvolti a volte romantici, a volte avventurosi, perfino con un finale sorprendente, che si svolge in due continenti nello spazio di tempo che va dal 1939 al 1994. I protagonisti Victor e Roser, li conosciamo alla fine della guerra civile spagnola quando, sconfitti dai miliziani franchisti, emigrano, sopportando indicibili ristrettezze, prima nei campi profughi francesi e poi grazie all’interessamento di Neruda, che organizza un’apposita nave, la Winnipeg, in Cile. Qui si integrano nella loro nuova patria, hanno successo nel loro lavoro (lui cardiochirurgo, lei musicista), vivono con entusiasmo la vittoria del socialista Allende, ma poi tutto crolla, speranze comprese, con il golpe di Pinochet. Perseguitati dal nuovo regime sono costretti dagli eventi, prima a dividersi ancora, poi ad espatriare in Venezuela fino al ritorno della democrazia in Cile dove, come afferma l’autrice, il cerchio si chiude. Romanzo molto attuale anche per i molti riferimenti al fenomeno dell’emigrazione. Dal rifiuto dell’accoglienza alle difficoltà di integrazione; dalla disintegrazione delle famiglie alle sorprese dei ricongiungimenti. Una storia che si ripete “in saecula saecolorum”.

Una donna - Annie Ernaux

Novantanove pagine di semplicità per descrivere una personalità complessa, quella di sua madre, ed un rapporto difficile, quello con lei stessa, ma la scrittrice francese ci riesce meravigliosamente con la sua scrittura scarna ma raffinata ed efficace. La storia della madre è quasi banale. Una ragazza di origini contadine, che riesce a riscattarsi dalla povertà diventando titolare con il marito di un bar-emporio nella periferia di una cittadina della Normandia, che gli consente una vita dignitosa e soprattutto di far studiare la figlia, che con la madre mantiene sempre un rapporto di amore e di conflittualità. La biografia della madre, intervallata da qualche flashback sulla vita di amore e di separazioni della scrittrice, trova il suo epilogo dove era iniziata e cioè nella morte della madre devastata nella mente dall’Alzheimer. Di qui anche tanti rimpianti per non aver potuto fare di più per lei.

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